L’incontro con la fragilità umana

Per parecchi anni  ho svolto servizio  a Villa Cristina accanto a degenti di età e  provenienze sociali diverse. Attualmente sono in servizio presso un SPDC (servizio psichiatrico di diagnosi e cura) presso uno dei più grandi ospedali di Torino. Se metto a confronto le due esperienze devo notare che cambia soltanto l’ubicazione, il tempo di permanenza, ma resta inalterato il tessuto umano delle due realtà.

 Si tratta quasi sempre di persone che fanno fatica a riconoscere le loro energie, che  non hanno fiducia nella loro possibilità di ripresa in modo accettabile e positivo.

Sono persone che spesso non sanno dove stare, dove andare, dove vivere. Alcuni di loro sono il risultato  di storie di “ordinaria follia”, purtroppo vissute in famiglia, dove la  violenza si è espressa  in vari modi, non ultima in ambito sessuale.

Altre, ad un certo punto della loro esistenza, hanno perso l’orientamento spazio – temporale, non sanno più dirigersi da nessuna parte, lasciate andare alla deriva da coloro con cui condividevano fasi di vita.

Molte non sono  riuscite  a  superare gli ostacoli  che l’esistenza inevitabilmente ci fa incontrare. Lutti mai elaborati,  abbandoni non accettati, depressioni  troppo radicate  per essere  combattute, le  hanno portate a cercare, talvolta,  nell’alcol o in altre sostanze lesive  una scorciatoia   per rinunciare alla vita, per non prendersi cura di se stessi.

Dinanzi a questo caleidoscopio di situazioni spesso   mi sono posta la domanda : “Qual è il mio ruolo? Che cosa può   fare un volontario?

Non sapendo darmi risposte, ho  cercato – nei limiti del possibile –  di  preoccuparmi sempre meno del che cosa fare, ma di impegnarmi nell’essere lì per loro  in modo attento, vigile e disponibile ad accogliere   i mille   volti della fragilità umana.

Questo atteggiamento mentale ed emotivo mi consente di riflettere sulla fragilità che palese o mascherata colora ognuno di noi, sui meccanismi che avrebbero potuto frantumare anche me  e in questa proiezione si accresce l‘interesse per loro.

Contando sulla  “umanità” (nel senso di ciò che ci fa essere uomini e quindi ricettivi, accoglienti, sensibili..) la nostra relazione con i malati diventa un gioco tra  fragilità.

Nelle relazioni umane – a mio parere – si è vincenti se si offre aiuto mostrando la forza della fragilità e non della sicurezza, della disponibilità e non del pregiudizio.

In questa ottica lo stare accanto ai malati psichici è un’ opportunità per fare una esperienza unica che si traduce in  accoglienza  dell’altro  e in offerta di ascolto, opportunità che nella maggior parte dei casi a queste persone è mancata.

 L’ascolto è un dono ………

è saper aspettare le risposte ………

è sapere sollecitare l’altro a parlare.

 Non farsi prendere dall’ansia di colmare i silenzi!.        

Intuire che c’è un silenzio che è condivisione

e non va dissacrato con parole banali.

                                                           

                                           Quando il “fare” può essere terapeutico

E’una domanda che spesso ci poniamo e, nel tentativo di dare una risposta , cerchiamo di leggere la malattia come uno dei linguaggi più veritieri attraverso cui la persona rivela se stessa.

L’incontro settimanale  con alcune degenti, che nel tempo diventano presenze significative nella nostra relazione di aiuto, ci induce ad uscire dal “senso comune” con cui, quando stiamo bene, noi siamo in grado di vedere il nostro corpo, di gestire lo spazio vitale che ci circonda, di ascoltare il nostro “tempo interno”, inteso come esperienza soggettiva, legata al fluttuare dei sentimenti e soprattutto delle emozioni che colorano la nostra vita.

Dobbiamo abbandonare l’idea che l’immagine fotografica di noi stessi sia veritiera, che lo spazio interpersonale sia misurato in termini di distanza oggettiva, che il tempo sia il risultato dello scandire delle lancette dell’orologio.

L’immagine corporea di colui che soffre di disturbi psichici non è mai colta in modo fedele. Quando si è presi  in ostaggio dalla depressione, indipendentemente dalle proprie caratteristiche estetiche, si ha la sensazione di essere brutti, impresentabili , si sente il corpo come inerte, quasi un peso morto che sembra non appartenerci.

Le persone e le cose sono vissute distanti dall’individuo, come se lui fosse condannato a vivere in uno spazio enorme e vuoto.  il vuoto esterno diventa un vuoto  interno:  premessa per una impossibilità di relazione.

Un confronto con gli psichiatri, con cui settimanalmente  abbiamo l’opportunità di presenziare alla riunione con tutta l’equipe, ci ha fatto capire quale poteva essere una nostra azione preziosa : aiutare le pazienti a prendersi cura della loro persona, in termini di pulizia, ordine, immagine esterna.

Infatti, invitarle a scendere dal letto, guardarsi allo specchio, pettinarsi, sistemare gli abiti, a volte usati come una “copertina di Linus”  è un’impresa, solo talvolta vittoriosa. (Spesso, dopo solleciti inviti, siamo costretti a desistere).

L’avvio è faticoso non per problemi pratici, ma per resistenze psicologiche. “ Non ho voglia! Non mi interessa!” Un’alzata di spalle é un messaggio chiaro. “Per me non cambia nulla, pettinata o no…”Sono stanca, voglio stare a letto”( risposte ricorrenti).

In alcuni casi riusciamo a rompere il muro di apatia. Alcune degenti addirittura ci descrivono a priori come desiderano essere pettinate  indicando con precisione come vorrebbero essere! ( Si tratta di una affermazione importante per un malato psichico perché palesa un tentativo di staccarsi dalla sua immagine presente  e di proiettarsi in una visione di se stesso nel futuro!).

Dopo ogni intervento, immancabile è la “prova dello specchio” che dovrebbe fissare nei loro occhi e conseguentemente nella loro mente, almeno per qualche secondo, un’immagine positiva del loro viso, anche se non accompagnata da quella del corpo, raramente vissuto nella sua unità.

.Certamente crediamo che la richiesta che ci hanno inoltrato gli psichiatri abbia aperto un varco per incentivare la comunicazione con questa tipologia di sofferenza.

 L’immagine del proprio corpo non è soltanto un fatto fisico. E’ un’immagine vitale, legata agli stati d’animo, un modo di stare con se stessi e con gli altri.

In questo senso il volontario può realmente contribuire a modificare il modo in cui il malato vive il proprio corpo, donandogli un po’ di serenità e  di gioia, quella gioia che si manifesta nell’essere lì per lui.

E’ dunque” un fare “ sempre più radicato nell’essere (presenti) in gratuità, disponibilità e soprattutto accoglienza e condivisione di un dolore totalizzante perché colpisce la persona nella sua globalità.

 

Nadia Gandolfo –volontaria SPDC

Consiglio AFCV 21 settembre 2013

  

E’ convocato per il 21 settembre p.v., alle ore 9,45, presso la sede dell’Associazione, in via Dezza 26, Milano, il Consiglio Direttivo dell’Associazione, con il seguente Ordine del giorno :

1)      Progetti prossimi, importanti per la futura operatività e visibilità della Fondatori

2)      Fondi dell’Associazione: in particolare la frase di lancio per “Striscia la Notizia”. A tal proposito invito ciascuno a predisporne una o più preventivamente, da portare poi in Consiglio direttamente (o da mandare, se preferite, al Segretario Quaglia)

3)      Comunicazioni del Presidente onorario, prof. Longhini

4)      Variazione dello Statuto: approvazione delle proposte di modificazioni da sottoporre all’Assem-blea (con maggioranze particolari, come da sentenza n. 1311/95 del Consiglio di Stato)

5)      Sito Internet = aggiornamenti e inserimento dell’elenco dei Soci

6)      Soci da espungere = è previsto un articolo particolare fra le variazioni dello Statuto

7)      Varie ed eventuali

 

Carissimi saluti.

 

Associazione Fondatori di una Nuova Cultura per il Volontariato

 

        Il segretario (Mauro dr. Quaglia)                       la Presidente (Cristina d.ssa Machado)

 

 

Lettera del Presidente onorario AFCV prof. Longhini a tutte le AVO

 
Milano, 11 settembre 2013
Carissime AVO, Presidenti Regionali, Federavo e Ass. ne Fondatori,
prima di tutto voglio (ed è doveroso) dirvi:
  •  che vi ringrazio per aver incarnato il carisma che mi è stato donato ormai da ben 40 anni,
  •  e per la vostra attività di consolazione (“non ti lascerò solo/a”) presso il malato.
Le condizioni di salute e gli anni accumulati rendono sempre più precaria la mia possibilità di incontri personali. E’ segno che la volontà di Dio è che il mio compito sia esaurito, ma non può certo esaurirsi l’amore che ho per voi.
Tuttavia sono ancora impegnato in un’ultima impresa, che mi occupa ormai da anni, e nella quale sono pure impegnati importanti collaboratori (sociologa dell’Università Cattolica, Clinica del Lavoro, psicologi e psichiatri, studio avv. Grassani, associazioni di Volontariato – Itaca, ecc), che riguardano metodi di lavoro, provvedimenti di legge, destinati a facilitare il reinserimento
nella società dei portatori di disabilità mentale.
Rientra nei doveri di ogni cristiano l’accompagnamento nel vivere quotidiano dei poveri più poveri, e a maggior ragione coloro che sono impoveriti in quel che più conta a distinguere l’essere umano: stima di sé, affettività, amore per l’altro, utilità sociale.
L’AVO è stata una delle prime a coltivare questo progetto e molto si è fatto soprattutto in alcune nostre Sedi (Es.: Genova, Cagliari, Roma, Torino, Monselice).
Ora è venuto il momento di concretizzare tutto il lavoro fatto per un miglioramento della qualità di vita dei nostri fratelli e sorelle così duramente provati.
Si terrà a Milano nel prossimo Aprile un convegno con tutte le forze impegnate e per rendere presente al potere pubblico e alla nostra società ciò che si può fare, modificare, stimolare in campo psichiatrico, vastissimo, come denunciano le statistiche (6-8% della popolazione).
Valgano di stimolo i risultati ottenuti in altre nazioni (vedi Germania in particolare) per convincere i non pochi scettici.
All’AVO viene richiesto di presentare i casi di rapporto di reciprocità fra volontari e malati psichici per dare sostegno alla parte teorica del Convegno di Aprile.
Io penso che nelle 246 associazioni Avo, singole esperienze vi siano qua e là, casuali od organizzate, comunque realizzate.
Vi chiederei quindi:
a) una prima urgente comunicazione succinta per avere idea esatta di quanti casi possiamo raccogliere (spero almeno un centinaio),
b) una relazione completa (risultati ottenuti, rapporti e aiuti concretizzati, collaborazione con specialisti curanti durante il ricovero e specialmente nel post ricovero), entro il 15 di febbraio, per poter avere il tempo di assemblare ed elaborare i dati.
Per favore rispondano tutte le AVO – anche negativamente -, e anche quelle che non hanno avuto esperienze dirette, ma di cui sono ‘comunque’ a buona conoscenza.
Questo Progetto è estremamente importante, non solo per la materia trattata, ma anche per mostrare la “vitalità” sociale del nostro volontariato.
Un abbraccio a tutti, con amore.
Il presidente onorario dell’Associazione Fondatori
(Longhini prof. Erminio)
ONLUS
20144 Milano Via G. Dezza 26 C.F. 97229750159 – Segreteria: tel. 3396453102; e-mail:
mauro.quaglia@fastwebnet.it
 
 

 

Ai giovani che cercano la felicità

” Giovani, non avete bisogno di girare il mondo senza sosta per trovare la vostra felicità.
La vostra felicità è nel bene che farete, nella gioia che diffonderete, nel sorriso che farete fiorire, nelle lacrime che avrete asciugato!”
( Raoul Follereau )

“Oscar e la dama in rosa”

“Ma perché non mi dicono semplicemente che morirò?” ……     Allora Bacon ha fatto come tutti all’ospedale: è diventato sordo. Se dici “morire” in un ospedale, nessuno sente. Puoi star sicuro che ci sarà un vuoto d’aria e che si parlerà d’altro…

Questo brano è tratto dal  libro di Eric Emmanuel  Schmitt , “Oscar e la dama in rosa”, che vale la pena di  leggere. E’ profondo, coinvolgente,  ricco di spunti di riflessione per tutti, ma in particolare per noi volontari che avviciniamo, consoliamo,accarezziamo chi soffre.

LEGGE 15 marzo 2010, 38

LEGGE 15 marzo 2010, 38.

Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore

 

 

Intervento del Prof. Longhini alla Conferenza dei Presidenti AVO 19 maggio 2013

Il Presidente Emerito e Fondatore dell'AFCV Professor Erminio Longhini

Intervento alla Conferenza dei Presidenti Avo

Montesilvano (Pescara) 19 maggio 2013

Voglio raccontarvi il nostro sogno, ma innanzi tutto voglio ringraziarvi di cuore per aver reso possibile ciò che all’inizio era considerata follia e ringraziarvi per la letizia che date nel trovare in ogni parte del nostro paesi amiche, amici, sorelle, fratelli ed è una sensazione veramente gratificante.

Vi ringrazio per i risultati che avete raggiunto. Siamo stati i fondatori dell’ “ospedale aperto”, allora considerata follia, oggi ammesso da tutti, e in marcia per diventare la città del malato.

Sono venuto con un’intenzione forse non buona: di crearvi cioè ‘turbamento’, parola che ha oggi assunto da noi un significato di paura, di sgomento; ma basti pensare che quando l’angelo annunciò a Maria l’attesa del bambino, Maria «restò turbata». Questo è il turbamento, cioè quell’ansia di percorre la strada che il Signore ha scelto per noi. Ma un giorno da Lui ci presenteremo e con quanto avremo fatto della Sua volontà.

Leggi tutto “Intervento del Prof. Longhini alla Conferenza dei Presidenti AVO 19 maggio 2013”

IL TEMPO RITROVATO

Il tempo, si sa, è tiranno: ci costringe spesso a fare corse incredibili nel ritmo frenetico di giornate ricche di impegni, ma povere di gratificazioni, e non di rado ci regala, a sera, la frustrante sensazione di avere in parte sprecato la giornata se non siamo riusciti a fare tutto ciò che volevamo.

Poi arriva un giorno la richiesta di una sostituzione in ospedale, e con un difficile gioco degli incastri  cerco di ritagliarmi  due/tre ore nel cumulo degli impegni familiari quotidiani, che ancora non mi permettono di tornare in servizio regolarmente.    Con fatica e … sempre di corsa, parto per l’ospedale, talvolta domandomi se abbia senso tutto questo correre. Mi  interrogo, ma la risposta, ragionata, è sempre un sì: vale la pena! Senza il dono del tempo la vita per me non avrebbe senso.

Infilo il camice, cambio le scarpe, tolgo l’orologio e lo metto in tasca, determinata a non guardare mai l’ora durante i colloqui con i malati; esco dallo spogliatoio un po’ preoccupata per ciò che troverò in reparto; mentre salgo con l’ascensore penso al signor Alfonso, a come starà oggi, e a Maria: chissà se è andata a casa. Mentre varco la soglia del reparto, succede un piccolo miracolo: non c’è più la fretta, l’affanno delle cose da fare; il tempo si trasforma, e da tiranno diventa amico, risorsa preziosa per noi volontari,al contrario di medici e infermieri, sempre indaffarati e un po’ affannati.

Mi sento ricca di tempo da regalare a chi soffre. Appena entro nella prima stanza e mi avvicino al letto con un sorriso, dimentico l’orologio, vivo il momento presente: adesso per me conta solamente essere tutta “ orecchi e cuore”, per ascoltare la voce di questo fratello malato, per leggere i messaggi del suo corpo e capire cosa mi dicono occhi angosciati, sguardi assenti, mani nervose,dita incrociate, spalle ricurve.

Eccolo qui il miracolo: non corro, non mi agito, starò accanto a Maria, che è ancora qui, e a Gianna che è appena arrivata, piena di male e di paura.

Mi siedo accanto al letto, e dico ad Alfonso, con le parole e con i gesti: sono qui per te, non ti lascio, raccontami se vuoi, qualcosa di te, come ti senti oggi.  Starò accanto a te quanto vorrai, e come vorrai,  con una stretta di mano, con tenerezza,  con leggerezza e con una storia da raccontarti se ne hai voglia; oppure starò  in  silenzio per  ascoltarti, se vuoi parlarmi , se ne senti il bisogno.

Sono qui per te, io non ho fretta!

                                                                    Annamaria Roccato

TESTIMONIANZA DI UN VOLONTARIO

L’Associazione Volontari Ospedalieri  ha festeggiato nel dicembre 2011 il traguardo importante dei 20 anni di servizio nell’ospedale di Schio. Siamo circa  un centinaio a Schio, ma quasi 30.000 in tutta Italia, uniti da un solo scopo: umanizzare le corsie di ospedali e case di riposo,portando sollievo, vicinanza, attenzione  a chi vive, magari in solitudine, l’esperienza della malattia. La nostra presenza in corsia è fatta di piccole cose: servizio, ascolto, rispetto, tenerezza, disponibilità, condivisione.

A tutti noi volontari, vecchi e nuovi, questa esperienza regala un’esistenza piena, consapevole e utile: quante volte ci sembra di sprecare il nostro tempo?   Il servizio al malato ci insegna a dare sostanza e valore al tempo, e a vivere la vita con  gratitudine.

È facile, nel vortice delle cose fa fare ogni giorno, perdere di vista le cose davvero importanti e necessarie. Il servizio, l’ascolto e la vicinanza al fratello malato sono la cura contro l’individualismo che riempie azioni e pensieri degli uomini dei nostri giorni.

La relazione con l’altro è sempre una fonte di ricchezza, ma diventa scuola di vita a contatto con la malattia, e ci costringe a  riflettere sul valore della vita e della salute, e certamente ci interroga sul senso del dolore e della morte.

Avvicinarsi alla sofferenza ci aiuta a crescere come persone; tutti noi volontari abbiamo sperimentato la ricchezza che è racchiusa nel dare, molto più che nell’avere, e vi assicuro che non è un modo di dire o una frase fatta, ma è esperienza toccata con mano. Abbiamo scoperto che la vita acquista  un senso profondo quando viene donata, e non tenuta per sé.

La nostra è un’associazione laica, aperta a tutte le persone di buona volontà, ma per molti di noi  la motivazione a fare AVO non è soltanto etica: si tratta di tradurre in stile di vita il nostro credere, testimoniando con le opere che abbiamo incontrato l’amore di Dio.

 Tutto ciò che siamo ci è stato regalato, perciò anche la nostra vita può diventare dono.

Il nostro volontariato è gratuito, l’amore vero non può che essere gratuito, perché nasce da un desiderio e non da un obbligo; e spesso il bene è anche  contagioso, perché chi possiede una grande gioia nel cuore fa fatica a  nasconderla, e sente l’esigenza di condividere con gli altri questo  dono.

E’ così che in questi vent’anni si sono aggiunti tanti amici, a cui rivolgiamo un pensiero affettuoso: a chi continua, a chi per motivi diversi non può più fare servizio, ma il malato lo porta nel cuore. E oggi non possiamo dimenticare tutti gli amici volontari che in questi 20 anni ci hanno lasciato qui sulla terra, ma che sono e resteranno sempre vivi nel nostro ricordo.

Stare a contatto con la sofferenza non è sempre facile, per questo è necessario camminare insieme per rinnovare le motivazioni del nostro agire. I corsi di formazione permanente, le riunioni di gruppo, e le occasioni speciali come questa servono a  riprendere con entusiasmo il nostro cammino accanto al fratello che soffre.

Annamaria Roccato

 

 

Convocazione Assemblea annuale 2013

Ai

SOCI dell’Associazione Fondatori Nuova Cultura per il Volontariato

 

6 maggio 2013

Oggetto: convocazione Assemblea annuale 2013

Carissimi Soci,

comunichiamo che l’Assemblea annuale dell’Associazione si terrà in 1a convocazione il giorno 31 maggio alle ore 18, ed in 2a convocazione sabato giugno 2013, alle ore 10,30, in Milano, presso la Sede dell’Associazione, in via Dezza 26, con il seguente Ordine del Giorno:

1)   Saluto della nuova Presidente Machado Cristina;

2)   Saluto del Presidente emerito prof. Longhini: aggiornamento del Progetto Voluntas e breve riepilogo sulla progettata Fondazione “Nuccia Longhini”;

3)   Discussione sul progetto Voluntas e presentazione di quanto prospettato nel Consiglio (programma e progetti per il triennio)

4)   Rendiconto Bilancio Consuntivo 2012 e Preventivo 2013 – Relazione dei Revisori

5)   Varie ed eventuali

 

L’augurio è di incontrarvi quanti più possibile all’Assemblea (che inizierà alle ore 10,30 per concludersi entro le ore 13,30), per discutere su varie questioni in particolare in questo momento di variazione del Presidente e di progettazioni future, per cui sono necessarie le idee ed il concorso propositivo di tutti, anche per dimostrare e far sentire al prof. Longhini il calore della nostra vicinanza, in un momento per lui particolare.

Ci attendiamo quindi una calorosa partecipazione – anche ben sapendo che questo è un mesi di vari impegni – ma se proprio non vi fosse possibile intervenire vi preghiamo caldamente di delegare un socio di vostra fiducia, consegnando il tagliando sottostante direttamente al socio, o, in alternativa, inviandolo per e.mail al Segretario Mauro Quaglia (mauro.quaglia@fastwebnet.it), o alla Presidente (cmachado@alice.it)

Vi ricordiamo che il buffet sarà offerto dall’Associazione, mentre le spese di viaggio restano a carico del Soci. Per ragioni organizzative, le prenotazioni dovranno essere comunicate a Mauro Quaglia (tel. 339 6453102- e.mail sopracitata) entro e non oltre il 21 c.m.

Grazie della collaborazione, e a presto !

 

Il segretario (Quaglia dr. Mauro)                                           la Presidente (Machado d.ssa Cristina)